Etichettatura, arrivano le sanzioni!

Lo scorso 8 febbraio 2018 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D.Lgs. n. 231/2017 recante le disposizioni applicative e le sanzioni relative al Reg. UE n. 1169/2011 in materia di etichettatura, o meglio di informazione ai consumatori, sugli alimenti prodotti, venduti sfusi, preincartati o preimballati,  oppure semplicemente somministrati. 

Le sanzioni sono applicabili a partire dal 9 maggio 2018 e sono di sola natura amministrativa, salvo che il fatto costituisca reato, prevedono il pagamento di somme che partono dai 500 euro ed arrivano a 40.000 euro, suddivise in cinque scaglioni di diverso importo in funzione alla gravità:

• da 500 a 4.000 euro (gravità lieve);
• da 1.000 a 8.000 euro (gravità bassa);
• da 2.000 a 16.000 euro (gravità media);
• da 3.000 a 24.000 euro (gravità alta);
• da 5.000 a 40.000 euro (gravità grave).

Chi è soggetto a sanzioni?

Pertanto, dopo sei anni dall’entrata in vigore del regolamento europeo, proprio a fronte dell’uscita di questo quadro sanzionatorio, diventa urgente non sottovalutare quanto richiesto dalla norma e provvedere ad una revisione delle proprie procedure e delle modalità di informazione ai consumatori rispetto ai cibi prodotti nella propria aziende ma anche somministrati nella propria attività commerciale (ristoranti, bar, pizzerie, ecc.).

Senza scordare la vendita a distanza, non necessariamente intesa quale vendita attraverso modalità di e-commerce ma anche, ad esempio, mediante l’uso di app e non (alimenti per asporto, pizze consegnate a domicilio, ecc.).

Tra i vari obblighi del regolamento ricordo l’attenzione che è stata posta al rispetto dell’obbligo di evidenza degli allergeni, che devono essere segnalati al consumatore in maniera chiara, dettagliata e specifica, sia negli alimenti venduti confezionati, sia in quelli venduti sfusi che in quelli direttamente somministrati. L’obbligo di indicazione delle sostanze che creano intolleranze o allergie, in tutte le situazioni precedentemente elencate, deve avvenire in riferimento al singolo prodotto e non per categorie o gruppi di alimenti come avveniva fino a qualche anno fa, pena sanzioni che possono partire dai 2.000 euro ed arrivare ai 40.000 euro.

Gli illeciti puniti sono però anche relativi alla lealtà delle informazioni, nel rispetto della veridicità, dimostrabilità, chiarezza, non ingannevolezza, all’omissione delle notizie obbligatorie, alla leggibilità delle diciture, all’indicazione del lotto di vendita ed altro ancora.

Se le violazioni sono commesse da microimprese, ovvero aziende che occupano meno di 10 persone e realizzano un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro, la sanzione amministrativa è ridotta sino alla metà.

Le sanzioni previste dallo schema di decreto, inoltre, non sono applicabili alle forniture ad organizzazioni senza scopo di lucro per la cessione gratuita di alimenti agli indigenti con esclusione a ciò che riguarda la data di scadenza o la presenza di sostanze o prodotti che possono provocare allergie o intolleranze.

Puoi ricevere maggiori indicazioni specifiche sulle modalità di applicazione del Regolamento 1169/2011 scrivendomi dall’area contatti, ti risponderò e supporterò nel più breve tempo possibile. Non esitare a contattarmi, meglio un’informazione in più che una sanzione!

di Michela Di Maria

Tecnologa alimentare, appassionata di sicurezza alimentare, con la propensione innata per la formazione.
Consulente per piccole e medie aziende, imprese dell’ambito sociale e manifestazioni temporanee del settore alimentare.
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